La nostra storia
Kamèa.
Casa Mia.
Nel dialetto italo-svizzero, Kamèa vuol dire Casa Mia. Perché ogni borsa nasce qui — in salotto, tra le mani di zia Gina, un gomitolo di filo pregiato e la luce di una finestra.

Un uncinetto per colmare le giornate.
Tutto è iniziato così, senza un piano. Gina aveva tempo, aveva passione per l'uncinetto, e aveva voglia di creare qualcosa che fosse solo suo. Cominciò con piccoli pezzi — una sciarpa, un centrino, poi una borsa.
Il filo era italiano, pregiato, scelto a una a una in piccole merceriè di confine. Le forme nascevano la sera, mentre la televisione faceva compagnia.
Da un passatempo a una vocazione: oggi Gina realizza pochissimi pezzi al mese — tutti unici, tutti firmati a mano.
Il pittore di Brera.
L'ispirazione di Gina ha un nome: suo marito. Pittore svizzero formatosi all'Accademia di Belle Arti di Brera, ha dipinto per tutta la vita nello stesso salotto in cui oggi nascono le borse Kamèa.
I suoi quadri — il colore acceso, il gesto sicuro, la pazienza del dettaglio — sono il riferimento silenzioso di ogni palette, di ogni accostamento, di ogni firma di piume.
Lui dipingeva. Lei intrecciava. La casa era piena di colore.

Capitolo III
Pezzi unici.
Atelier Kamèa non produce collezioni stagionali. I modelli sono pochi, le borse vengono fatte una alla volta, su richiesta o in minuscoli lotti. Il cliente sceglie il colore — fra dodici tonalità — e la borsa diventa la sua.
Filo italiano, mai pelle. Uncinetto, mai macchina. Casa di Gina, mai un capannone.
Benvenuta in casa nostra.

I valori della maison
Casa
Mani
Colore
Unicità
